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Okinawa

Fino al X secolo le isole della catena di Ryukyu erano indipendenti l'una dall'altra, ciascuna con il proprio governo. Poi, un quindicenne di nome Sonton, appartenente al clan Genji, unificò le diverse terre dell'agglomerato sotto un'unica corona. Sonton e i suoi discendenti regnarono per oltre 70 anni per poi cedere lo scettro ad un'altra famiglia. Successiva frammentazione.

Durante il secolo XIV si aprì un nuovo corso nella storia di Okinawa, quando alcuni capi locali entrarono in contatto con la Cina, stabilendo rapporti con la dinastia cinese Ming.

Nel 1372 : Satto, Re delle isole Ryu Kyu, firma un trattato di alleanza con l'allora Imperatore della Cina della dinastia Ming.

Per la Cina Okinawa era molto importante a causa dello zolfo che veniva li prodotto.Per la storia del karate è importante il fatto che venissero inviate delegazioni da entrambe le parti con la presenza di addetti militari soprattutto cinesi. Con le delegazioni e le famiglie vi erano spesso degli esperti di Chuan -Fa, arte di combattimento sia a mano nuda che con le armi. E' proprio in quel periodo che appaiono le prime e più antiche forme di kata, ad esempio il kata Passai ( 1380 Circa ).

Durante questo periodo fu compito dell’imperatore cinese conferire il titolo ai re di Okinawa, questo avveniva mediante l’invio di una ambasceria nell’isola. Questa risiedeva nell’isola per un periodo che poteva andare anche sino a dieci mesi ed era composta sia da militari che civili. Inoltre una piccola comunità denominata delle "36 famiglie" risiedeva stabilmente sull'isola nel villaggio di Kume. Questa comunità era destinata ad accogliere la delegazione imperiale ogni qual volta quest’ultima si fosse dovuta recare nell’isola. Dal 1372 al 1866 questo rituale venne ripetuto 23 volte e si suppone che abbia avuto una rilevante importanza nella trasmissione delle arti marziali. E' probabile che sia le ambascerie cinesi che gli stessi cinesi che si trasferirono a Okinawa, praticassero un'arte da combattimento e la tramandassero alle popolazioni locali, ma solamente la cerchia privilegiata della nobiltà aveva l'occasione di apprenderla.

Nel 1406 il famoso Sheo Hashi, della dinastia Okinawa, riuscì a riunire in un solo reame le isole Ryukyu, con capitale Shuri. Temendo eventuali ribellioni, vietò nel suo regno l'uso ed il possesso delle armi che furono tutte confiscate. Il re dopo aver elevato al rango di nobili gli antichi capi locali li obbligò a risiedere a Shuri, divenuta la sede del governo. Fece erigere nel 1509 il castello di Shuri (Shuri-jo).

Effettuò il primo disarmo della popolazione raccogliendo tutte le armi nel proprio castello. Questo è un punto abbastanza importante perché questo primo disarmo è stato un avvenimento interno e non è stato fatto da stranieri. Spesso la nascita del karate viene associata ad una rivolta popolare contro un invasore che avrebbe privato tutta la popolazione degli armamenti, o ad una insurrezione popolare nei confronti dei governo oppressivo. La realtà era ben diversa, la popolazione non possedeva armi e tale politica mirata al disarmo toccò particolarmente solo i signori locali.

A Okinawa non c’era una produzione locale di minerali ed era difficile costruire armi in quanto mancava la materia prima.

Nel 1609 Okinawa divenne parte del dominio del clan giapponese Satsuma di Kyushu ed il divieto di portare armi fu rinnovato dal Daimo Shimazu, causa diretta di queste imposizioni fu lo sviluppo di un metodo di difesa a mani nude. Tale metodo pescava a piene mani dalle tecniche di lotta provenienti dalla cina e dai Sappushi, messi dell’imperatore della Cina della dinastia Ming (1368-1661), e dai militari cinesi provenienti da diverse regioni della cina inviati per lavoro a Okinawa. Inoltre i rapporti tra Okinawa e Pechino non erano di esclusiva sudditanza e delegazioni di cittadini dell’isola si recavano con una certa frequenza in Cina dove rimanevano anche diversi anni. In tali occasioni è molto probabile che siano venuti a conoscenza di tecniche di lotta non importate direttamente ad Okinawa. Ancora, con il tempo si era costituita una comunità cinese a Kume, vicino Naha. I cinesi di Kume, benché da secoli ad Okinawa, formavano una comunità chiusa, con solidi legami con le province meridionali dello Cina. È quindi verosimile che conoscessereo le tecniche di lotta provenienti dalla Cina meridionale. Dalla Cina arrivarono anche alcuni monaci zen, che probabilmente portarono nell'isola anche la loro esperienza nelle arti marziali. Nei loro monasteri essi si allenavano ai combattimenti sia a mani nude che con le armi, non si può quindi escludere che i monaci avessero portato ad Okinawa anche alcuni strumenti simili a quelli tipici del Kobudo, come il nunchaku, il sai e il tonfa, nonostante la tradizione sarebbe più orientata ad attribuire al popolo di Okinawa la loro creazione.

 

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