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Itosu Yasutsune , Tomoyose e il poliziotto

C’era una roccia a Okinawa che si chiamava Ude-Kake-Shi, dove i praticanti di arti marziali avevano l’abitudine di lanciarsi delle sfide, ed i combattimenti finivano spesso con la morte di uno dei due contendenti. Il caldo umido ed afoso dell’isola, indusse un giorno Itosu a ripararsi all’ombra di quella roccia, dove, portata dalla brezza udì alcuni abitanti di Naha affermare che il Karate di Shuri era solamente fatto di belle figurine, e che a parte Matsumura gli altri Karateka non valevano proprio nulla. Noi a Naha, dicevano, abbiamo dei veri praticanti che sanno dimostrare ciò che valgono sul campo non solo con vuote parole. Itosu sentì che qualcosa in quei discorsi feriva il proprio onore, e rispose che avrebbe sfidato il campione di Naha, un certo

Tomoyose, fino ad allora imbattuto. L’indomani una folla eccitata si era assiepata attorno alla roccia, ed Itosu venne e pose, come voleva la tradizione, la mano sulla roccia il che significava che intendeva sfidare il campione di Naha. A quel punto si fece avanti Tomoyose, la sua tattica era da sempre stata quella di sfruttare la propria mole facendo attaccare l’avversario, incassando senza sforzo qualche colpo per poi farne polpette quando era a distanza ravvicinata. In questo modo la forza bruta di Tomoyose aveva sempre avuto ragione dei suoi avversari e nessuno era mai riuscito a sconfiggerlo. Itosu, vedendo la mole della persona, pensò tra sé che avrebbe dovuto disfarsene subito altrimenti la forza fisica dell’avversario alla fine avrebbe avuto ragione di lui. L’incontro fu brevissimo; non appena i due avversari si fronteggiarono, Tomoyose, fiducioso della propria tattica, attacco con un pugno per accorciare le distanze, ma in quel momento si udì un rumore secco, l’incontro era finito. Itosu con uno Shuto gli aveva spezzatto il braccio. Dopo questo fatto Itosu divenne l’uomo da battere e tanti sono gli aneddoti su coloro che persero la faccia cercando di conquistarsi fama battendo il grande Maestro. Riportiamo solo un altro, dei tanti episodi della sua vita, quello che risale al 1905 quando a 75 anni dovette difendere la reputazione della arte contro un esperto di Judo. Questi, un poliziotto, giapponese, lanciò la propria sfida contro il campione locale di Karate deridendo la loro arte. Itosu, che a quel tempo, era responsabile dell’insegnamento del Karate nelle scuole decise di rilevare la sfida. Riunì i propri allievi e disse loro: ’’ Il Karate non è uno sport, ma un arte mortale da usare in caso di autodifesa e che avrebbero avuto l’opportunità di vedere il Karate applicato ad un combattimento reale’’. Il Preside del liceo che apprezzava molto Itosu, lo mise in guardia dalla pericolosità del confronto, poiché alcuni poliziotti del distretto di Kagoshima Giappone, ritenevano il loro compagno invincibile. Itosu rispose che quella sarebbe stata una buona occasione per vedere cosa valeva il Karate nei confronti dello Judo. Il giorno della sfida una moltitudine di spettatori accalcava l’arena, e tutti aspettavano di vedere il valore del karate, ma un mormorio di disapprovazione si levò dal pubblico Giapponese quando videro un vecchio di più di 70 anni scendere sul campo. Essi dicevano che anche se avesse perso sarebbe stato un combattimento con un vecchio; ma vista la grande reputazione di Itosu, l’incontro ebbe luogo ugualmente. I due avversari si fronteggiarono, e Itosu calmo non sembrava per nulla preoccupato dell’avversario, che lo prese per il bavero per proiettarlo. In quel momento gli astanti udirono un potente Kiai e videro il campione di Judo rotolare nella polvere. Il Gyakuzuki sinistro di Itosu al plesso solare dell’avversario aveva risolto in un secondo la disputa.

 

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