user_mobilelogo


I tre allievi di Sakugawa

Si dice, che Sakugawa avesse tre studenti molto bravi: Il Primo di nome OKUDA di statura imponente era estremamente forte, e si racconta che un suo pugno poteva abbattere un toro; Il Secondo MAKABE era di corporatura minuta, molto veloce e scattante, era abilissimo negli spostamenti e nell’esecuzione di movimenti spettacolari; Il Terzo MATSUMOTO era un serio praticante generico, nel senso che non aveva abilità specifiche e spettacolari, ma aveva un’ottima conoscenza di tutta la materia e per questo non era così famoso tra la gente come lo erano gli altri due, tutt’al più era considerato un buon insegnante di Karate.

Un, giorno proveniente dalla Cina, attraccò al porto una nave che aveva per capitano OSHIMA KURYU, un famoso pugilista, che voleva battersi con i più grandi esperti di arti marziali dell’isola, per poterli incontrare cominciò a maltrattare la gente dei villaggi, togliendo loro i vestiti dopo averli provocati e picchiati. La cosa arrivò naturalmente alle orecchie di Sakugawa e la gente gli chiedeva di porre rimedio alla situazione incresciosa. Una sera mentre i tre migliori studenti di Sakugawa rientravano, incontrarono il Capitano Oshima e gli intimarono di smetterla con i suoi soprusi e di lasciare l’isola. Egli rispose che avrebbe smesso solamente quando sarebbe stato sconfitto in combattimento. A questo punto Okuda si mise in guardia, ed attacco con incredibile veemenza lanciando più volte il suo famoso pugno, ma Kuryu si spostava abilmente ed egli era incapace di colpirlo, anzi alla fine venne messo fuori combattimento, Kuryu se ne andò dicendo che il giorno dopo si sarebbe trovato alla stessa ora nello stesso posto. L’indomani era Makabe che lo attendeva, e quando i due furono di fronte Makabe cominciò ad attaccare con tecniche velocissime, ma per quanto facesse, Oshima Kuryu riusciva sempre a prevedere ed anticipare i suoi movimenti; alla fine anch’egli venne atterrato e sconfitto. Quando la notizia si seppe la gente voleva che Sakugawa intervenisse personalmente, ma egli impassibile rispose che nutriva la massima fiducia nel suo terzo e meno famoso allievo. Alla terza notte quando Oshima Kuryu e Matsumoto si fronteggiarono, Kuryu si rese immediatamente conto di avere di fronte un avversario completo e formidabile che non presentava alcuna lacuna; e quando dopo diversi scambi egli attaccò a fondo quasi non si rese conto come Matsumoto, schivando lateralmente, lo atterrava con un colpo in modo, definitivo. Quando si riprese Oshima Kuryu affermò che per lui era ormai tempo di ritirarsi dalle battaglie, ma che era comunque contento di essere stato sconfitto da qualcuno che praticava e conosceva bene le tecniche di base, i fondamentali. Agli altri due suoi compagni egli disse che erano degli si degli specialisti, ma la loro particolare abilità li limitava e quindi si era rilevata insufficiente. Questo episodio evidentemente deve essere interpretato in chiave simbolica, già allora serviva da monito a quella che sarebbe stata la diatriba (a tutt’oggi presente) sulla superiorità degli stili (SHORIN e SHOREI).

 

Indietro