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Leggende

La storia del povero pescatore

Okinawa ha una ricca tradizione aneddotica e ai maestri di karate piace raccontare la storia del povero pescatore, le cui reliquie si trovano oggi in un villaggio a sud di Naha. Questo poveretto aveva chiesto dei soldi in prestito ad un samurai, nel periodo dell’occupazione giapponese. Quando arrivò il giorno di pagare il debito, il pescatore non aveva nulla da dare e il samurai infuriato, sguainò la sua spada affilata. Mentre stava per colpirlo, il pover’uomo gridò: ’’prima di uccidermi, lasciami dire che ho appena iniziato lo studio dell’arte della mano nuda, e la prima cosa che mi hanno insegnato è stata: non colpire quando sei pieno di rabbia’’. Il samurai rimase così sorpreso da questa frase, che lasciò andare il pescatore.

Dalla lettera testamento di Sokon Matsumura al suo amico e discepolo Kuwae

«E indispensabile comprendere il vero significato dell’allenamento nell’arte marziale. Preciso di seguito questa attitudine, e lei la esaminerà bene.
All’inizio, le vie dello studio e dell’arte marziale sono basate su uno stesso principio e ogni via comprende tre specie. Le tre specie nella via dello studio sono gli studi della letteratura, dell’esegesi e del confucianesimo.
Lo studio della letteratura consiste nel praticare le belle scritture ed è utile per ottenere una migliore situazione sociale e un buon reddito. Lo studio dell’esegesi ha per scopo il comprendere meglio il significato dei testi di Confucio e l’insegnarlo agli altri. E uno studio in vista di una migliore conoscenza, ma con essa non potrete approfondire la via.

I pensieri di Itosu espressi in un testo da lui scritto nel 1908…

Il karate non deriva né dal Confucianesimo, né dal Buddismo. E’ stato introdotto molto tempo fa dalla Cina con le correnti dello Shorin-ryu e Shorei-ryu. Bisogna conservarle senza apportare loro la minima modifica, perché ciascuna delle due ha i propri meriti particolari. Scrivo di seguito ciò che si deve conoscere per la pratica.
«1. Il karate non ha come scopo soltanto di educare il corpo, ma di permettere di consacrarsi in qualunque momento, con un coraggio vitale, al proprio maestro, ai parenti, al bene pubblico. E per questo che non mira al combattimento contro un solo nemico. Anche se l’avversario è un ladro o un aggressore, bisogna sforzarsi di parare o schivare. È importante non ferire facilmente gli altri con calci e pugni.


I tre allievi di Sakugawa

Si dice, che Sakugawa avesse tre studenti molto bravi: Il Primo di nome OKUDA di statura imponente era estremamente forte, e si racconta che un suo pugno poteva abbattere un toro; Il Secondo MAKABE era di corporatura minuta, molto veloce e scattante, era abilissimo negli spostamenti e nell’esecuzione di movimenti spettacolari; Il Terzo MATSUMOTO era un serio praticante generico, nel senso che non aveva abilità specifiche e spettacolari, ma aveva un’ottima conoscenza di tutta la materia e per questo non era così famoso tra la gente come lo erano gli altri due, tutt’al più era considerato un buon insegnante di Karate.


Matsumura e sua moglie

Nel 1818 Matsumura si sposa con Yonamine Chiru che proveniva da una famiglia di noti esperti di Karate. Come spesso succede la gente cominciò a mormorare quale dei due sposi fosse il più combattente. Una sera dopo una festa a Naha, siccome stava facendo buio, e la festa noiosa, Matsumura disse alla moglie di rientrare. Sulla via del ritorno, passò per una boscaglia, poiché voleva fare una breve sosta al tempio, quando udì dei rumori dietro di lei, girandosi vide tre individui, sporchi che con atteggiamento vizioso le bloccarono la strada per derubarla o peggio.

Matsumura e il toro

Un episodio che lo rese famoso accadde durante il regno del Re Sho Ko che, ricevendo in dono dall’Imperatore un toro magnifico, decise che avrebbe voluto vedere il proprio miglior esperto di arti marziali Sokon Matsumura misurarsi con l’animale. Sentendo la notizia Matsumura decise di non lasciare nulla al caso. Fece quindi visita alle stalle reali e chiese di vedere il toro, lo fece legare saldamente dallo stalliere, e quando vi fu davanti con uno spillone, improvvisamente apparso sulle nocche, cominciò a pungere l’animale sul naso,

Itosu Yasutsune , Tomoyose e il poliziotto

C’era una roccia a Okinawa che si chiamava Ude-Kake-Shi, dove i praticanti di arti marziali avevano l’abitudine di lanciarsi delle sfide, ed i combattimenti finivano spesso con la morte di uno dei due contendenti. Il caldo umido ed afoso dell’isola, indusse un giorno Itosu a ripararsi all’ombra di quella roccia, dove, portata dalla brezza udì alcuni abitanti di Naha affermare che il Karate di Shuri era solamente fatto di belle figurine, e che a parte Matsumura gli altri Karateka non valevano proprio nulla. Noi a Naha, dicevano, abbiamo dei veri praticanti che sanno dimostrare ciò che valgono sul campo non solo con vuote parole. Itosu sentì che qualcosa in quei discorsi feriva il proprio onore, e rispose che avrebbe sfidato il campione di Naha, un certo